L’Adolescenza Passo a Passo

adolescenzaL’adolescenza è l’età di transizione tra l’infanzia e l’età adulta.

L’inizio è marcato dal cambiamento fisico (dai 10 anni per le femmine; dagli 11 anni per i maschi), mentre il termine non è fissato dalla fisiologia, ma dalla psicologia dell’individuo e del mondo che lo circonda. I tre fattori che indicano la fine dell’adolescenza sono la consapevolezza identitaria, la condotta, il riconoscimento sociale.

Spesso si usano delle date convenzionali per indicare l’ingresso del soggetto in età adulta: 18 anni. Tale è l’età in cui è avvenuta la maturazione fisica, in cui si può votare, essere eletti, tuttavia la maggiore età non corrisponde ad un’autonomia di tipo adulto, un esempio è rappresentato dagli studenti universitari, che studiando riescono a costruirsi un ruolo sociale solo dopo i 18 anni.   L’adolescenza è una tappa evolutiva presente nelle società più complesse, che prevedono una scolarizzazione più prolungata prima di rivestire un  ruolo adulto, le società più semplici sono senza adolescenza.

 

I cambiamenti fisici, psicologici, emotivi e sociali nell’adolescenza.

  • La completa maturazione fisica e il raggiungimento della maturità sessuale.

L’inizio dell’adolescenza coincide con il periodo della pubertà, ovvero la maturazione dell’apparato riproduttivo e la comparsa dei caratteri sessuali secondari. La maturità sessuale si completa nel giro di due o tre anni per le ragazze, a partire dai 10 anni di età, mentre per i ragazzi si compie nell’arco temporale di quattro o cinque anni a partire dagli 11 anni di età.

Le notevoli modificazioni che avvengono a livello corporeo possono perturbare l’equilibrio del soggetto, tanto da poter sviluppare la dismorfofobia ossia la sensazione che il proprio corpo presenti delle anomalie. In alcuni casi questo può determinare un cattivo rapporto con la propria corporeità: in pratica, l’adolescente confrontandosi con i coetanei, ha paura che la sua fisicità non sia appropriata. (es. la propria altezza, il seno, le spalle per i ragazzi). (Stevani, 2011).

  • Conseguimento dello sviluppo cognitivo

Nell’ambito dello sviluppo cognitivo secondo Piaget, il minore intorno ai 12 anni transita dal periodo delle operazioni concrete a quello delle operazioni formali. Il soggetto riesce a fare ragionamenti astratti, cioè senza una rappresentazione materiale concreta, ma solo logica; può formulare ipotesi o comprendere concetti filosofici o matematici; valuta con spirito critico  tutto ciò che era assimilato precedentemente. L’adolescente molto spesso si crea delle opinioni che sono coerenti e assolute, pertanto possono porsi  in contrasto con quelle dei genitori.

Quali sono da un punto di vista cognitivo le differenze tra un bambino e un adolescente?

  • Il bambino vive come tempo prevalente il presente, mentre l’adolescente privilegia il futuro;
  • Il bambino nella scuola primaria sviluppa ragionamenti basati sui dati concreti, mentre nell’adolescenza si sviluppa la riflessione metacognitiva che trascende la concretezza.
  • Strutturazione del giudizio morale

L’acquisizione del pensiero formale ha il suo riverbero anche nella strutturazione del giudizio morale. Kohlberg, (Berti e Bombi, 2005) distingue tre fasi dello sviluppo del giudizio morale:

  • Fase preconvenzionale, tipica dei bambini fino ai 9 anni, caratterizzata dall’attenersi a regole morali e sociali, che si sentono estranee al proprio sé, con lo scopo di evitare di incorrere in punizioni;
  • Fase convenzionale, che contraddistingue adolescenti e adulti,  ovvero i dettami morali e sociali sono interiorizzati a tal punto che diviene spontaneo comportarsi in un certo modo nelle varie circostanze;
  • Fase postconvenzionale, che è peculiare di alcuni adulti che aderiscono a norme morali e sociali interiorizzandole indipendentemente dalle leggi vigenti nel proprio contesto sociale. E’ il caso di coloro che adottano delle norme morali, contrarie alle leggi vigenti nel proprio contesto sociale e rischiano delle pene per esse.

 

  • Lo sviluppo psicologico

Nel passaggio dall’infanzia all’età adulta entrambi i sessi provano un vissuto di disagio legato essenzialmente a due fattori: l’immagine corporea e il ruolo sociale. (Berti e Bombi, 2005)

L’immagine corporea non è più quella dell’infanzia, ma nemmeno quella dell’età adulta, così come il ruolo sociale. L’adolescente, nel tentativo di costruirsi un proprio ruolo, una propria identità, può sentirsi escluso dalla società e dar luogo a forme di compenso rappresentate dalla ipervalutazione di sé che può palesarsi talvolta, in comportamenti spavaldi e aggressivi e/o trasgressivi come fughe da casa, abuso di sostanze. Altre volte il disagio derivante da tale condizione di emarginazione può estrinsecarsi in disturbi psicologici (ansia, depressione, disturbi del comportamento alimentare).

Adolescenti e genitori

Il rapporto fra adolescenti e genitori è animato da due necessità contrastanti:

  • L’esigenza di autonomia;
  • Il bisogno di dipendenza

Questa situazione caratterizzata da un ripetuto allontanarsi e riavvicinarsi viene chiamata “marginalità psicologica”. (Berti e Bombi, 2005)

Il ragazzo spesso riesce ad emanciparsi da questa dialettica antitetica attraverso l’identificazione con figure genitoriali positive.

Come devono quindi comportarsi i genitori di adolescenti?

I  genitori per agevolare l’emancipazione devono essere presenti in maniera non opprimente nella vita del/la ragazzo/a, lasciandogli/le ampi spazi di autonomia. La presenza di figure adulte solide, autorevoli aiuta, l’adolescente a non smarrire la bussola nei momenti di forte contraddizione che egli sperimenta.

 

Adolescenza e gruppo dei pari

La marginalità sociale, che gli adolescenti vivono, li spinge a ricercare fortemente la compagnia di altri marginali sociali, i propri coetanei. Nell’ambito del gruppo dei pari secondo Brown si possono avere diverse aggregazioni.

  • Il gruppo allargato è costituito dagli adolescenti che condividono la stessa reputazione sociale. Tale gruppo può essere definito, utilizzando la definizione di Saottini, evasivo-trasgressivo ed è caratterizzato dalla ricerca del divertimento a tutti i costi, dall’opposizione verso gli adulti. Di questa aggregazione sociale, di solito, fanno parte i soggetti che hanno un’autostima deficitaria e un rapporto conflittuale con “i grandi”, dai quali si sentono poco considerati.
  • Il piccolo gruppo è formato dagli adolescenti che si riconoscono simili perché  condividono delle attività. Esso può essere formale, cioè basato su regole rigide, oppure informale, come quello costituito da ragazzi che condividono gli stessi interessi e trascorrono insieme il loro tempo libero. Spesso i gruppi formali sono promossi dagli adulti. I giovani che fanno parte di questi gruppi formali hanno un’ideologia della vita che si basa sul sistema valoriale tradizionale, hanno un buon rapporto con la propria famiglia e con la propria corporeità, che si estrinseca in una partecipazione alle attività sportive.
  • Un microgruppo sociale importante nell’adolescenza è rappresentato dalla diade amicale. Nell’adolescenza l’amicizia assume una grande importanza: infatti, l’amico diventa uno specchio in cui riflettersi. Il concetto di amicizia assume delle connotazioni diverse a seconda del sesso: per i ragazzi essa è una relazione fianco a fianco, cioè un luogo dove si condividono delle attività; per le ragazze è una relazione faccia a faccia, ovvero un luogo dove si spartiscono delle confidenze, dei vissuti emotivi. 

L’adesione ad un gruppo esercita una forte attrattiva sui giovani. Spesso, però, entrarne a far parte non è facile. I gruppi sono caratterizzati dal conformismo dei suoi membri. Infatti, gli appartenenti alla stessa aggregazione hanno in comune il modo di pensare, il vestiario, le abitudini, i luoghi da frequentare. In altre parole, attraverso questa comunanza, ritrovano un’identità collettiva. Altra peculiarità è il favoritismo, ovvero i singoli membri ritengono che il proprio gruppo sia migliore rispetto agli altri. Con il passare del tempo il gruppo perde d’importanza agli occhi dell’adolescente. Questo avviene per due fattori:

  • La riscoperta della propria famiglia di origine;
  • La formazione delle diadi affettive.

Le relazioni amorose rappresentano un momento importante di crescita per l’adolescente. Attraverso esse, il ragazzo o la ragazza cementano la propria identità, sviluppano le abilità sociali, fugano il senso di solitudine. 

  

Perchè può essere utile la figura dello psicologo nell’adolescenza?

Lo psicologo è un professionista che ha svolto un percorso di studi universitari di 5 anni in psicologia (laurea triennale e laurea specialistica) ed ha svolto l’esame di Stato propedeutico all’esercizio della professione.  Si occupa di valutazione, diagnosi, prevenzione riabilitazione e sostegno, al fine migliorare la qualità della vita della persona, della famiglia o della coppia che ne fa richiesta.

Durante l’adolescenza lo psicologo può aiutare l’adolescente a costruirsi una propria identità, che in questa fase risulta non definita. Può accompagnare i genitori nel compito di favorire nel migliore dei modi la crescita del proprio figlio, affrontando eventuali conflitti.

 

Quando è utile l’aiuto di uno psicoterapeuta?

Lo psicoterapeuta è uno psicologo o un medico che ha svolto 4 anni di formazione post universitaria ed ha il compito di ridurre o eliminare gli stati di disagio della persona, agendo sui processi cognitivi, emotivi, fisiologici e comportamentali. E’ necessario ricorrere ad uno psicoterapeuta qualora il soggetto durante lo sviluppo, presenti delle problematiche psicologiche quali ansia, depressione, disturbo del comportamento alimentare di cui vanno rintracciati la causa iniziale e i fattori di mantenimento. Nello specifico la psicoterapia cognitivo comportamentale è una terapia che utilizza tecniche cognitive ( che agiscono sul pensiero) e comportamentali (che agiscono sul comportamento) al fine di risolvere il problema presentato. È un approccio validato scientificamente.