L’Età Adulta Passo a Passo

eta adultaL’età adulta è una tappa della vita che va dalla fine dell’adolescenza (18-20 anni ) ai 65 anni circa e presenta modificazioni fisiche, psicologiche e sociali di particolare importanza. I limiti temporali e la successione degli stadi dell’età adulta sono difficili da definire, tuttavia a grandi linee si può dividere in:

  • Primo stadio dell’età adulta (giovinezza: dai 20 ai 30 anni circa ed età matura: dai 30 ai 40-45 anni)
  • Secondo stadio dell’età adulta (mezz’età: dai 40-45 ai 65 anni)

Lo sviluppo adulto non è una stabilizzazione di quello infantile, ma implica una ristrutturazione della propria identità, dei propri affetti, dei propri ragionamenti. Esso prosegue tutta la durata della vita, ma possiede dei momenti di crisi e accelerazione in corrispondenza di alcuni eventi detti “biforcazioni” o “punti di non ritorno” (vita di coppia, matrimonio, nascita di figli ecc..).Tali eventi implicano allo stesso tempo perdita e acquisizione come per l’adolescenza, solo che l’adulto ha una struttura psichica più solida pertanto riesce ad affrontarli meglio.  

 

Primo stadio dell’età adulta: dalla giovinezza all’età matura

La prima età adulta (dai 18-20 anni, ai 40-45anni) rappresenta il periodo di grandi scelte e di importanti cambiamenti a livello sociale come sposarsi o meno, diventare genitori o meno. Oltre alla stabilità delle relazioni affettive, diventa importante raggiungere una stabilità anche sul piano professionale ed economico. La famiglia ed il lavoro contribuiscono quindi alla costruzione di senso della propria identità.

Eventi significativi (punti di non ritorno) della prima età adulta

  • Rapporto di coppia, matrimonio

Uno degli eventi che ha maggior frequenza nella vita dei giovani adulti è il matrimonio, esso rappresenta la volontà di stabilire un rapporto duraturo e stabile con una persona e ufficializza l’unione tra due persone, vincolandoli a precisi diritti e doveri, sia reciproci sia verso gli eventuali figli che nasceranno all’interno delle coppie.

  • Divorzio

È presente in tutte le fasce di età e rappresenta la rottura di un nucleo familiare. È un processo complesso da affrontare e risulta essere tra gli eventi più stressanti dopo la morte del coniuge. Il divorzio richiede un grande sforzo di adattamento ed espone al rischio di depressione poiché implica una revisione della propria identità personale oltre che dell’immagine sociale.

  • La nascita di un figlio

Affrontare responsabilmente il desiderio di avere un figlio e poi dedicarsi alla sua formazione significa per i genitori creare un profondo rapporto emotivo  con il partner e con il proprio figlio. Diventare genitori è un passaggio psicologicamente delicato, durante l’attesa si formano “rappresentazioni genitoriali” (fantasie e aspettative sul proprio ruolo di genitore), che condizioneranno il tipo di accudimento di bisogni fisici, affettivi, cognitivi e sociali che saranno prestati al bambino. La capacità delle coppie di gestire la transizione verso la condizione di genitori varia a seconda di numerosi fattori:

  • Età e maturità dei genitori;
  • Relazione con i rispettivi genitori;
  • Sostegno sociale (parenti, amici, servizi)
  • Livello di soddisfazione coniugale prima dell’arrivo del figlio.

Secondo stadio dell’età adulta: l’età di mezzo

La seconda età adulta o età adulta media o età di mezzo (dai 40-45 anni ai 65 anni circa) è caratterizzata da importanti cambiamenti nell’ambito sociale in riferimento a nuovi rapporti da stabilire con il partner e con i figli. La carriera nel mondo del lavoro dovrebbe aver raggiunto il suo massimo livello. In questa fase dello sviluppo, l’adulto sembra infatti rivolgersi maggiormente verso la propria interiorità per affrontare la progressiva e lenta fase dell’invecchiamento che talora può far esplodere la cosiddetta “crisi di mezza età”.

Cambiamenti fisici

In questa fase i cambiamenti fisici sono maggiormente “percepiti” dai soggetti che avvertono che il calo del rendimento fisico si accentua ed accelera. Risultano evidenti e più visibili altri cambiamenti: compaiono le prime rughe, diminuisce la compattezza della pelle, si iniziano a perdere i capelli, compaiono i capelli bianchi, il tono muscolare diminuisce, si manifestano quindi i primi segni dell’invecchiamento. Questi cambiamenti “esteriori” possono rappresentare un motivo di disagio e preoccupazione soprattutto per coloro che hanno sempre attribuito una certa rilevanza agli aspetti esteriori e alla bellezza della giovinezza.

Per quanto riguarda le abilità cognitive, quelle non esercitate tendono a deteriorarsi parzialmente: la memoria, in particolare può iniziare a diminuire dopo i 60 anni. Importanti cambiamenti si verificano a livello ormonale: nelle donne, intorno ai 50 anni, la menopausa rappresenta la fine del periodo fertile e può determinare dinamiche psicologiche particolarmente intense.

Eventi significativi (punti di non ritorno) della seconda fase dell’età adulta

  • La crisi di mezza età

Alcuni autori ritengono che intorno ai quarant’anni l’adulto viva un periodi di crisi che si prolungherebbe per circa 4-5 anni, l’adulto maturo, nel valutare i propri successi e/o fallimenti in campo lavorativo, relazionale e familiare, operando un bilancio dei progetti realizzati, non realizzati o in via di realizzazione, sperimenterebbe una crisi interiore nella quale metterebbe in discussione molte caratteristiche della sua vita. Spesso si rende necessaria la ristrutturazione della propria identità che a sua volta intorno ai 45-50 anni deve fare i conti con gli inesorabili cambiamenti fisici che possono rimettere in crisi la persona.

  • Sindrome del nido vuoto

Spesso nel corso del secondo stadio dell’età adulta, in famiglia si verifica un importante cambiamento: i figli escono di casa per andare a vivere per proprio conto. La madre e il padre possono così vivere uno stato di disagio e depressione derivante dal senso di perdita del proprio ruolo genitoriale. Il modo in cui i genitori reagiscono alla separazione dei figli dipende dal tipo di rapporto sviluppato precedentemente nel sistema familiare. La “nuova coppia” di genitori, si deve a questo punto “ristrutturare” e a volte ciò può comportare la nascita di conflitti e incomprensioni. Il “nido vuoto” può essere causato dalla morte del coniuge o dei figli, gli esiti di questi eventi dipenderanno dalla capacità di adattamento delle persone e da molte variabili ambientali (contesto sociale, livello socio-economico e culturale).

  • Diventare nonni

I genitori, dopo la fase del “nido vuoto”, possono anche vivere l’esperienza di diventare nonni, prima di diventare anziani e spesso sono impegnati ancora nel lavoro. In una visione “ecologica” degli eventi risulta quindi importante considerare le diverse variabili che entrano in gioco nella definizione dell’identità dei nonni, che può essere vissuta con soddisfazione oppure con disagio, a seconda delle proprie esperienze personali, della propria visione del modo e di sé nel mondo.

  • I genitori diventano anziani

L’adulto nell’età compresa tra i 40 e i 60 anni vive il duplice ruolo di genitore e figlio di genitori spesso anziani, trovandosi sovraccaricato di notevoli responsabilità e impegni.

 

Perchè può essere utile la figura dello psicologo nell’età adulta?

Lo psicologo è un professionista che ha svolto un percorso di studi universitari di 5 anni in psicologia (laurea triennale e laurea specialistica) ed ha svolto l’esame di Stato propedeutico all’esercizio della professione.  Si occupa di valutazione, diagnosi, prevenzione riabilitazione e sostegno, al fine migliorare la qualità della vita della persona, della famiglia o della coppia che ne fa richiesta.

Durante l’età adulta (dai 20 ai 65 anni) lo psicologo può aiutare il soggetto, la coppia o la famiglia ad affrontare nel migliore dei modi i “punti di non ritorno” tipici di questa tappa di sviluppo (rapporto di coppia/matrimonio, divorzio, nascita di un figlio, sindrome del nido vuoto, licenziamento, malattia). Questi eventi detti anche “biforcazioni” richiedono una ristrutturazione dell’identità del soggetto, pertanto essere aiutati da una persona esperta, rende il percorso meno difficile da affrontare.

Quando è utile l’aiuto di uno psicoterapeuta?

Lo psicoterapeuta è uno psicologo o un medico che ha svolto 4 anni di formazione post universitaria ed ha il compito di ridurre o eliminare gli stati di disagio della persona, agendo sui processi cognitivi, emotivi, fisiologici e comportamentali. E’ necessario ricorrere ad uno psicoterapeuta qualora il soggetto, presenti delle problematiche psicologiche quali ansia, depressione, disturbo del comportamento alimentare, disturbi di dipendenza, che non possono essere risolti con il sostegno psicologico, ma richiedono un intervento sul problema stesso al fine di ridurlo/ eliminarlo. Lo psicoterapeuta aiuta la persona a comprendere la causa iniziale e i fattori di mantenimento del malessere ed insegna procedure per eliminare o ridurre i propri stati di disagio.  Nello specifico la psicoterapia cognitivo comportamentale è una terapia che utilizza tecniche cognitive ( che agiscono sul pensiero) e comportamentali (che agiscono sul comportamento) al fine di risolvere il problema presentato. È un approccio validato scientificamente.

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