Il mio bambino va a scuola

Asilo Nido si o no?scuola

I primi e principali compagni di viaggio del bambino sono la mamma e il papà che, sostenuti da familiari, amici più vicini ed operatori della salute e di comunità, hanno l’importante compito di aiutare il loro piccolo a crescere, relazionarsi con il mondo e costruire la propria identità. La scelta di mandare all’asilo nido bambini, anche sotto l’anno di età è un’esigenza moderna dettata generalmente, da ragioni lavorative, dall’impossibilità dei genitori di accudire i loro piccoli in alcune ore della giornata. Gli asili nido, così come le ludoteche e le scuole materne, sono luoghi di incontro da apprezzare perchè offrono esperienze di socializzazione e di gioco di gruppo. Queste strutture danno al bambino possibilità di mettersi in relazione con figure diverse dai familiari e di consolidare ed ampliare, insieme ai coetanei, le proprie esperienze, rappresentando per loro un ambiente stimolante anche dal punto di vista cognitivo . Si può affermare che il distacco dalla figura materna, può creare nel bambino situazioni emozionali più o meno importanti e diverse in base alle proprie capacità di adattamento al nuovo ambiente, alla propria indole e allo stile di attaccamento sviluppato con il genitore (J. Bowlby, 1969). Al fine di ridurre al minimo l’ansia da separazione, è fondamentale condividere le paure dei nostri bambini, affinchè si sentano compresi e protetti; un buon genitore deve essere “sufficientemente buono” (D. Winnicott, 1959), ovvero in grado di evitare la rigidità, la non curanza, la svalutazione, il lasciar fare e l’essere sempre a disposizione. Va invece incentivato un ascolto empatico del bambino, considerandolo come una persona con precisi bisogni, competenze da sviluppare, sentimenti da conoscere e padroneggiare.

Alla luce di ciò il fattore fondamentale che può aiutare i nostri figli a crescere sani e sereni è un ambiente in cui vengano riconosciuti, contenuti ed educati i suoi bisogni attraverso figure non autoritarie, ma autorevoli, in grado di conferire il senso del limite e della regola. Il genitore, così come l’insegnante autorevole guida il bambino verso obiettivi consoni alla sua età nel rispetto degli altri e delle regole. In un clima affidabile, amorevole e coerente il bambino si sentirà al sicuro e in grado di costruire relazioni significative.

Alle scuole materne, cosa fa il mio bambino?

Secondo gli orientamenti e le indicazioni degli ultimi anni, la scuola dell'infanzia ha il compito di “rafforzare l'identità personale, l'autonomia e le competenze dei bambini”, promuovendo la “maturazione dell'identità personale, in una prospettiva che ne integri tutti gli aspetti (biologici, psichici, motori, intellettuali, sociali, morali e religiosi)”, mirando a consolidare “le capacità sensoriali, percettive, motorie, sociali, linguistiche ed intellettive del bambino” dai tre ai sei anni.

II gioco costituisce in questa età una risorsa privilegiata di apprendimento e di relazioni. Esso infatti favorisce rapporti attivi e creativi sul terreno sia cognitivo che relazionale, consente al bambino di trasformare la realtà secondo le sue esigenze interiori, di realizzare le sue potenzialità e di rivelarsi a se stesso e agli altri in una molteplicità di aspetti, di desideri e di funzioni. L’ insegnante, evitando facili improvvisazioni, invia al bambino, attraverso la ricchezza e la varietà delle offerte e delle proposte di gioco, una vasta gamma di messaggi e di stimolazioni, utile alla strutturazione ludiforme dell'attività didattica nei diversi campi di esperienza.

07Cominciamo l'elementari, cosa deve già sapere il mio bambino?

I prerequisiti

I prerequisiti sono tutte quelle capacità cognitive che messe insieme danno vita ad abilità complesse come la scrittura, il calcolo o la lettura. Per imparare a leggere, a scrivere e a fare i calcoli, un bambino deve aver già acquisito delle capacità preliminari che è importante vengano potenziate già durante la scuola dell’infanzia.

L'apprendimento sfrutta diversi processi di elaborazione di tipo linguistico, mnemonico, attentivo, che tra i 5 e i 6 anni sono in fase di sviluppo.

Proporre attività che stimolino e aiutino il bambino a sviluppare al meglio le sue risorse cognitive porta ad un potenziameto dei prerequisiti dell'apprendimento, che se non vengono acquisiti entro i 5 anni, si configurano come una condizione più stabile e di solito meno compensabile spontaneamente dal bambino.

Quali sono i prerequisiti dell'apprendimento?

I prerequisiti dell'apprendimento sono:

  1. Consapevolezza fonologica → è un'abilità metalinguistica che consiste nella capacità di saper riflettere sulle caratteristiche del linguaggio, tale abilità è considerata uno dei più importanti prerequisiti per l’apprendimento della lettura e scrittura.
  2. Memoria → la memoria a breve termine (= sistema a capacità limitata: ci consente di trattenere poche informazioni nella nostra mente per un breve periodo di tempo) può essere delineata come una memoria di lavoro, ossia un “sistema per il mantenimento temporaneo e per la manipolazione dell'informazione durante l'esecuzione di differenti compiti cognitivi, come la comprensione, l'apprendimento e il ragionamento".
  3. Denominazione → la Denominazione Rapida Automatizzata, consiste nel dire, il più velocemente possibile dall'alto verso il basso e da sinistra verso destra, il nome di stimoli familiari, quali colori, numeri o oggetti. Questa abilità ha caratteristiche comuni con l’atto di lettura. Ad esempio se stiamo leggendo ad alta voce, il processo di pronuncia della parola avviene mentre lo sguardo sta già cogliendo l’informazione successiva; queste operazioni si ripetono più volte, da una stringa all’altra della riga e del testo e in maniera rapida tudi longitudinali hanno evidenziato come la velocità di denominazione, valutata prima dell’inizio dell’insegnamento formale della lingua scritta, sia un buon predittore della successiva abilità di lettura.
  4. Analisi visiva e discriminazione uditiva → la discriminazione visiva permette di riconoscere i grafemi (= singola lettera scritta) da altri segni grafici e differenziarli tra loro pur senza sapervi attribuire un nome. La discriminazione uditiva permette di riconoscere le caratteristiche fonetiche (=sonore) di un messaggio per poterlo ricordare e riprodurre fedelmente; la discriminazione dei fonemi (=suoni) permette al bambino di imparare ad associarli ai grafemi corrispondenti nella letto-scrittura.
  5. Abilità visuo-spaziali → permettono la percezione delle relazioni spaziali tra lo scrivente e il prodotto scritto, tra le lettere e le parole all'interno dello spazio del foglio o la percezione di orientamento ed inclinazione dei caratteri. Per poter valutare questi aspetti dell'esperienza visiva è necessario che vengano individuati precisi riferimenti nello spazio grafico: riferimenti topologici (alto/basso, sopra/sotto, davanti/dietro, sinistra/destra); indispensabile è il meccanismo che analizzi i segni grafici da sinistra a destra.

Oltre all’acquisizione dei prerequisiti per l’apprendimento è necessario che il bambino abbia sviluppato una maturazione globale ossia la capacità di adattarsi alle regole ambientali e di controllare le proprie esigenze individuali rispetto alla situazione di gruppo. Tutto ciò permette al bambino di affrontare il “salto” cioè il passaggio dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria.

Alle scuole elementari, cosa fa il mio bambino?

La scuola primaria, (conosciuta anche come scuola elementare) il cui intervento è intenzionale e sistematico, realizza il suo compito specifico di alfabetizzazione culturale partendo dall'orizzonte di esperienze e di interessi del fanciullo per renderlo consapevole del suo rapporto con un sempre più vasto tessuto di relazioni e di scambi.

La scuola elementare permette all’alunno di acquisire attraverso varie forme di espressione un primo livello di padronanza dei quadri concettuali, delle abilità e delle modalità essenziali per conoscere il mondo. Per raggiungere ciò la scuola primaria favorisce la realizzazione di un clima sociale positivo, organizzando forme di lavoro di gruppo e aiuto reciproco e favorendo l’iniziativa, e la responsabilità personale degli alunni, contribuendo alla costruzione della capacità di pensiero critico. La scuola elementare pone così le basi cognitive e socio-emotive necessarie per la partecipazione sempre più consapevole alla cultura e alla vita sociale. (D.P.R. 12 febbraio 1985, n 104)

Il salto dalle scuole elementari alle scuole medie, cosa succede?

E’ noto quanto sia importante per gli alunni il passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria di primo grado. Questo step rappresenta un nodo fondamentale sia da un punto di vista cognitivo che emotivo e relazionale e spesso si configura anche come un “piccolo trauma” che coinvolge non solo i bambini, ma anche i genitori. Da un punto di vista cognitivo, prendendo come riferimento la teoria stadiale di Piaget, l’alunno passa dalla fase delle operazioni concrete in cui studia utilizzando il materiale concreto, alla fase delle operazioni formali in 

scuola oggetti

cui riesce a fare ragionamenti astratti, cioè senza una rappresentazione materiale concreta, ma solo logica.

Requisito importante per l’ingresso alla scuola secondaria di primo grado è l’acquisita padronanza delle abilità apprese durante il ciclo di scuola primaria, l’acquisizione di strategie di studio efficace e la capacità di organizzazione del lavoro. Tali capacità permettono all’alunno di fronteggiare al meglio e in autonomia i compiti scolastici in più, derivati dalla presenza di un numero maggiore di materie.

Da un punto di vista emotivo e relazionale i bambini nella scuola secondaria di primo grado si trovano ad affrontare un ambiente nuovo, con compagni a volte conosciuti, ma più spesso provenienti da altre classi o scuole e con insegnanti diversi. Considerate queste premesse, risulta quindi fondamentale per loro, saper utilizzare in modo efficace le social skills (competenze sociali tipo, come intraprendere un rapporto di amicizia, come esprimere una critica, come disarmare la collera) per promuovere relazioni positive con i pari. In questa fase, si passa dal contesto scolastico rassicurante e protettivo della scuola primaria, al contesto più formale della scuola secondaria di primo grado, che richiede anche abilità di intraprendere relazioni sociali di tipo adulto, che necessitano di più distacco, con i professori. Ciò può rivelarsi un handicap o una risorsa in base alla personalità del bambino. Il passaggio avviene, infatti, in un’età già difficile dal punto di vista dello sviluppo fisico ed emotivo e perciò può essere fonte di ansia; si tratta comunque di una fase di crescita che, se affrontata con il giusto spirito e il giusto sostegno da parte della famiglia, porta sicuramente a soddisfazioni e avvia a un’età adulta serena e consapevole.

E’ importante che i genitori (e anche i nonni) imparino a dosare la loro presenza e l’aiuto richiesto dallo scuola e dallo studio con l’autonomia necessaria ai figli per crescere, riorganizzare i tempi e gli spazi per agevolare lo studio, nonché concedere ai pargoli l’indipendenza nel percorso casa- scuola.