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Cos'è l'osteopatia?

corpo e mente

L’ osteopatia è una medicina manuale nata negli Stati Uniti ad opera del Dott. A. Taylor Still nel 1874.
Fondata su una conoscenza precisa dell’ anatomia e della fisiologia del corpo umano e proponendosi di giungere alla “causa”, il fine dell’osteopatia è quello di ridare movimento, armonia e fisiologia, ricreando le condizioni migliori affinché il corpo ritrovi lo stato di salute.
Il trattamento osteopatico si avvale di un sistema di tecniche esclusivamente manuali, che mirano a correggere meccanicamente delle variazioni strutturali o disordini meccanici capaci di provocare delle alterazioni patologiche.

Tra i principi fondamentali dell’osteopatia c’è quello di “Autoguarigione”: il compito di un buon osteopata è, infatti, quello di ripristinare la salute del paziente, sfruttando i meccanismi di autoregolazione che l’organismo possiede ed eliminando tutti gli “ostacoli” che perturbano questi meccanismi.

I disturbi su cui l'osteopatia può agire interessano l'apparato neuro-muscolo-scheletrico, cranio-sacrale e viscerale.
Oltre ad essere un valido contributo e supporto nella cura di molte patologie, l'osteopatia si dimostra efficace anche nelle prevenzione e nel mantenimento dello stato di salute.

Il suo valore terapeutico, oltre che ad essere testimoniato dagli stessi pazienti (circa il 7-8% della popolazione ricorre all'osteopatia secondo i dati Istat ed Eurispes 2012), è dimostrato dalle evidenze emerse dalla ricerca scientifica.

In Italia ci sono circa 6mila osteopati, di cui circa 2.500 iscritti al ROI.

Per cosa è indicata l’osteopatia?

Possono beneficiare del trattamento osteopatico: neonati, bambini, giovani e anziani, ovvero persone di qualsiasi età e impegnate in ogni tipo di professione.

Il trattamento manipolativo osteopatico può ridurre il dolore, migliorare l’abilità della persona nello svolgimento delle attività abituali e incrementare lo stato di salute. Inoltre l’osteopatia può essere molto utile in altre condizioni quali: lombalgia, cervicalgia, dolori vertebrali, problemi posturali derivanti da scorrette posizioni lavorative o dalla gravidanza, traumi da sport, cefalea ed emicrania, otiti, vertigini, sinusiti, stipsi, sinusiti, asma, sindrome del tunnel carpale; dolori mestruali e altre problematiche ancora.

Pur non utilizzando farmaci, rimedi naturali e strumenti medicali o elettromedicali, attraverso la manipolazione dei tessuti, un osteopata è in grado di innescare i processi di autoguarigione di cui è naturalmente dotato l'organismo.
Non interviene nel recupero di mobilità persa in seguito a patologie neurologiche od ortopediche, traumi o interventi chirurgici, e non può quindi essere inserita tra gli interventi riabilitativi: è complementare ad altre professioni sanitarie, come la fisioterapia e la medicina convenzionale.

Come lavora un osteopata?

Gli osteopati lavorano con le loro mani usando una vasta varietà di tecniche di trattamento. Queste possono includere tecniche sui tessuti molli, tecniche di mobilizzazione articolare passiva oppure delle tecniche thrust ad alta velocità, finalizzate ad aumentare la mobilità e il range di movimento dell’articolazione.

Le tecniche di rilasciamento dolce sono usate di frequente, in particolare quando l’osteopata tratta i bambini e i pazienti anziani. Questo permette al corpo di ritornare alla normale efficienza funzionale.
La consultazione si apre con un’anamnesi che parte dal disturbo principale del paziente, per poi risalire fino alla o alle lesioni osteopatiche implicate nel problema (integrate nella sua globalità); l’ obiettivo è diagnosticare, con l’aiuto di test clinici e osteopatici, le barriere a mobilità ed elasticità/deformabilità delle strutture anatomiche che possono limitare l’organismo nelle sue funzioni fisiologiche. Questo procedimento permetterà all’osteopata di elaborare un trattamento adeguato.

A tal fine, utilizzerà delle tecniche manuali strutturali o funzionali su tutte le strutture del sistema locomotore (legamenti, muscoli, fasce, ossa ecc…), viscerale e craniosacrale.

L’ osteopata può collaborare con diverse figure sanitarie, e in particolare in vari campi specialistici della medicina convenzionale. I settori d’intervento riguardano la struttura portante dell’organismo e tutti i collegamenti all’interno di questa e con i sistemi contigui, come ad esempio ortopedia, otorinolaringoiatria, odontostomatologia, pediatria, oculistica, geriatria, urologia, gastroenterolologia, cardiologia, endocrinologia e ginecologia.

Osteopatia…sin dall’inizio!bambino e mano

L’osteopatia è particolarmente utile per i più piccoli poiché utilizzando tecniche manipolative delicate non invasive né dolorose, riesce a risolvere alcune problematiche diffuse tra i bambini.
Il trattamento manipolativo osteopatico permette di individuare le cause dei disturbi di cui soffrono ad esempio bambini nati da parti eutociti, da cesareo, con episiotomia o con epidurale, evitando la cronicizzazione di tali disturbi e migliorando, dunque, il loro naturale sviluppo di crescita.

L’osteopatia permette di riequilibrare le tensioni superficiali e profonde, ripristinando il normale funzionamento dell’organismo del bambino, grazie a manipolazioni leggere e delicate che avvengono solo e soltanto dopo una corretta e profonda anamnesi, dopo aver raccolto tutti i dati della storia clinica del bambino dalla sua nascita.
L’osteopatia pediatrica segue, dunque, il neonato di poche settimane di vita sino all’adolescente di 16 anni.
Tra i più comuni traumi da parto e che si verificano nelle prime settimane di vita vi sono:

  •  plagiocefalia
  •  rigurgiti e reflusso gastroesofageo
  •  stitichezza
  •  coliche gassose
  •  scoliosi
  •  malocclusioni
  •  difficoltà a prender sonno
  •  otiti o sinusiti ricorrenti

Osteopatia e gravidanza: trovare il dolce equilibrio…

L’Osteopatia è una terapia dolce volta ad assecondare il corpo della donna ai cambiamenti che avvengono durante la gravidanza.
Compito dell’osteopata è aiutare ad alleviare le più svariate problematiche che si presentano durante la gravidanza, donando alla futura mamma un benessere ed un equilibrio che le permetteranno di vivere questo periodo in maniera serena, anche accompagnandola ad un parto il più possibile naturale e privo di complicazioni. L’Osteopatia non costituisce nessun pericolo né per la mamma né per il feto ma è un valido aiuto per le sofferenze che si possono incontrare: il trattamento osteopatico non deve essere interpretato come un eccesso di medicalizzazione ma come prevenzione soprattutto se si interviene fin dai primi mesi; inoltre è consigliabile che la madre ed il bambino vengano trattati anche per qualche seduta dopo il parto per un esame strutturale.

Grazie al trattamento osteopatico è possibile trattare queste problematiche:

  • dolori alla schiena (lombalgia, sciatalgia, dolori cervicali)
  • difficoltà nella respirazione
  • problemi digestivi e reflusso gastrico
  • stipsi
  • dolori alle gambe
  • mal di schiena mammaproblemi circolatori
  • mal di testa
  • dolori al tratto urogenitale (infezioni del tratto urinario, vaginite o dolore durante i rapporti sessuali)
  • …e, non meno importante, il trattamento osteopatico può focalizzarsi anche sugli stati emotivi della futura mamma.

In che modo l’osteopatia aiuta la mamma a prepararsi al parto?

L’osteopatia può aiutare nella gestione di problematiche spinali e articolari pre-esistenti (come, ad esempio: un trauma al coccige; una frattura pelvica o lussazione; conseguenze di un incidente d'auto; una cicatrice dell'episiotomia o cesareo; cicatrici all'addome…) assicurando la corretta mobilità articolare del bacino e l'asse vertebrale e riducendo l’impatto di queste sul parto o che questi problemi peggiorino proprio a seguito delle variazioni imposte dalla gravidanza.

Tale approccio si prende cura della donna sia nel pre che nel post parto, aiutando il corpo a gestire al meglio tutti i cambiamenti che si verificano in questo delicato periodo.

eta adultaL’età adulta è una tappa della vita che va dalla fine dell’adolescenza (18-20 anni ) ai 65 anni circa e presenta modificazioni fisiche, psicologiche e sociali di particolare importanza. I limiti temporali e la successione degli stadi dell’età adulta sono difficili da definire, tuttavia a grandi linee si può dividere in:

  • Primo stadio dell’età adulta (giovinezza: dai 20 ai 30 anni circa ed età matura: dai 30 ai 40-45 anni)
  • Secondo stadio dell’età adulta (mezz’età: dai 40-45 ai 65 anni)

Lo sviluppo adulto non è una stabilizzazione di quello infantile, ma implica una ristrutturazione della propria identità, dei propri affetti, dei propri ragionamenti. Esso prosegue tutta la durata della vita, ma possiede dei momenti di crisi e accelerazione in corrispondenza di alcuni eventi detti “biforcazioni” o “punti di non ritorno” (vita di coppia, matrimonio, nascita di figli ecc..).Tali eventi implicano allo stesso tempo perdita e acquisizione come per l’adolescenza, solo che l’adulto ha una struttura psichica più solida pertanto riesce ad affrontarli meglio.  

 

Primo stadio dell’età adulta: dalla giovinezza all’età matura

La prima età adulta (dai 18-20 anni, ai 40-45anni) rappresenta il periodo di grandi scelte e di importanti cambiamenti a livello sociale come sposarsi o meno, diventare genitori o meno. Oltre alla stabilità delle relazioni affettive, diventa importante raggiungere una stabilità anche sul piano professionale ed economico. La famiglia ed il lavoro contribuiscono quindi alla costruzione di senso della propria identità.

Eventi significativi (punti di non ritorno) della prima età adulta

  • Rapporto di coppia, matrimonio

Uno degli eventi che ha maggior frequenza nella vita dei giovani adulti è il matrimonio, esso rappresenta la volontà di stabilire un rapporto duraturo e stabile con una persona e ufficializza l’unione tra due persone, vincolandoli a precisi diritti e doveri, sia reciproci sia verso gli eventuali figli che nasceranno all’interno delle coppie.

  • Divorzio

È presente in tutte le fasce di età e rappresenta la rottura di un nucleo familiare. È un processo complesso da affrontare e risulta essere tra gli eventi più stressanti dopo la morte del coniuge. Il divorzio richiede un grande sforzo di adattamento ed espone al rischio di depressione poiché implica una revisione della propria identità personale oltre che dell’immagine sociale.

  • La nascita di un figlio

Affrontare responsabilmente il desiderio di avere un figlio e poi dedicarsi alla sua formazione significa per i genitori creare un profondo rapporto emotivo  con il partner e con il proprio figlio. Diventare genitori è un passaggio psicologicamente delicato, durante l’attesa si formano “rappresentazioni genitoriali” (fantasie e aspettative sul proprio ruolo di genitore), che condizioneranno il tipo di accudimento di bisogni fisici, affettivi, cognitivi e sociali che saranno prestati al bambino. La capacità delle coppie di gestire la transizione verso la condizione di genitori varia a seconda di numerosi fattori:

  • Età e maturità dei genitori;
  • Relazione con i rispettivi genitori;
  • Sostegno sociale (parenti, amici, servizi)
  • Livello di soddisfazione coniugale prima dell’arrivo del figlio.

Secondo stadio dell’età adulta: l’età di mezzo

La seconda età adulta o età adulta media o età di mezzo (dai 40-45 anni ai 65 anni circa) è caratterizzata da importanti cambiamenti nell’ambito sociale in riferimento a nuovi rapporti da stabilire con il partner e con i figli. La carriera nel mondo del lavoro dovrebbe aver raggiunto il suo massimo livello. In questa fase dello sviluppo, l’adulto sembra infatti rivolgersi maggiormente verso la propria interiorità per affrontare la progressiva e lenta fase dell’invecchiamento che talora può far esplodere la cosiddetta “crisi di mezza età”.

Cambiamenti fisici

In questa fase i cambiamenti fisici sono maggiormente “percepiti” dai soggetti che avvertono che il calo del rendimento fisico si accentua ed accelera. Risultano evidenti e più visibili altri cambiamenti: compaiono le prime rughe, diminuisce la compattezza della pelle, si iniziano a perdere i capelli, compaiono i capelli bianchi, il tono muscolare diminuisce, si manifestano quindi i primi segni dell’invecchiamento. Questi cambiamenti “esteriori” possono rappresentare un motivo di disagio e preoccupazione soprattutto per coloro che hanno sempre attribuito una certa rilevanza agli aspetti esteriori e alla bellezza della giovinezza.

Per quanto riguarda le abilità cognitive, quelle non esercitate tendono a deteriorarsi parzialmente: la memoria, in particolare può iniziare a diminuire dopo i 60 anni. Importanti cambiamenti si verificano a livello ormonale: nelle donne, intorno ai 50 anni, la menopausa rappresenta la fine del periodo fertile e può determinare dinamiche psicologiche particolarmente intense.

Eventi significativi (punti di non ritorno) della seconda fase dell’età adulta

  • La crisi di mezza età

Alcuni autori ritengono che intorno ai quarant’anni l’adulto viva un periodi di crisi che si prolungherebbe per circa 4-5 anni, l’adulto maturo, nel valutare i propri successi e/o fallimenti in campo lavorativo, relazionale e familiare, operando un bilancio dei progetti realizzati, non realizzati o in via di realizzazione, sperimenterebbe una crisi interiore nella quale metterebbe in discussione molte caratteristiche della sua vita. Spesso si rende necessaria la ristrutturazione della propria identità che a sua volta intorno ai 45-50 anni deve fare i conti con gli inesorabili cambiamenti fisici che possono rimettere in crisi la persona.

  • Sindrome del nido vuoto

Spesso nel corso del secondo stadio dell’età adulta, in famiglia si verifica un importante cambiamento: i figli escono di casa per andare a vivere per proprio conto. La madre e il padre possono così vivere uno stato di disagio e depressione derivante dal senso di perdita del proprio ruolo genitoriale. Il modo in cui i genitori reagiscono alla separazione dei figli dipende dal tipo di rapporto sviluppato precedentemente nel sistema familiare. La “nuova coppia” di genitori, si deve a questo punto “ristrutturare” e a volte ciò può comportare la nascita di conflitti e incomprensioni. Il “nido vuoto” può essere causato dalla morte del coniuge o dei figli, gli esiti di questi eventi dipenderanno dalla capacità di adattamento delle persone e da molte variabili ambientali (contesto sociale, livello socio-economico e culturale).

  • Diventare nonni

I genitori, dopo la fase del “nido vuoto”, possono anche vivere l’esperienza di diventare nonni, prima di diventare anziani e spesso sono impegnati ancora nel lavoro. In una visione “ecologica” degli eventi risulta quindi importante considerare le diverse variabili che entrano in gioco nella definizione dell’identità dei nonni, che può essere vissuta con soddisfazione oppure con disagio, a seconda delle proprie esperienze personali, della propria visione del modo e di sé nel mondo.

  • I genitori diventano anziani

L’adulto nell’età compresa tra i 40 e i 60 anni vive il duplice ruolo di genitore e figlio di genitori spesso anziani, trovandosi sovraccaricato di notevoli responsabilità e impegni.

 

Perchè può essere utile la figura dello psicologo nell’età adulta?

Lo psicologo è un professionista che ha svolto un percorso di studi universitari di 5 anni in psicologia (laurea triennale e laurea specialistica) ed ha svolto l’esame di Stato propedeutico all’esercizio della professione.  Si occupa di valutazione, diagnosi, prevenzione riabilitazione e sostegno, al fine migliorare la qualità della vita della persona, della famiglia o della coppia che ne fa richiesta.

Durante l’età adulta (dai 20 ai 65 anni) lo psicologo può aiutare il soggetto, la coppia o la famiglia ad affrontare nel migliore dei modi i “punti di non ritorno” tipici di questa tappa di sviluppo (rapporto di coppia/matrimonio, divorzio, nascita di un figlio, sindrome del nido vuoto, licenziamento, malattia). Questi eventi detti anche “biforcazioni” richiedono una ristrutturazione dell’identità del soggetto, pertanto essere aiutati da una persona esperta, rende il percorso meno difficile da affrontare.

Quando è utile l’aiuto di uno psicoterapeuta?

Lo psicoterapeuta è uno psicologo o un medico che ha svolto 4 anni di formazione post universitaria ed ha il compito di ridurre o eliminare gli stati di disagio della persona, agendo sui processi cognitivi, emotivi, fisiologici e comportamentali. E’ necessario ricorrere ad uno psicoterapeuta qualora il soggetto, presenti delle problematiche psicologiche quali ansia, depressione, disturbo del comportamento alimentare, disturbi di dipendenza, che non possono essere risolti con il sostegno psicologico, ma richiedono un intervento sul problema stesso al fine di ridurlo/ eliminarlo. Lo psicoterapeuta aiuta la persona a comprendere la causa iniziale e i fattori di mantenimento del malessere ed insegna procedure per eliminare o ridurre i propri stati di disagio.  Nello specifico la psicoterapia cognitivo comportamentale è una terapia che utilizza tecniche cognitive ( che agiscono sul pensiero) e comportamentali (che agiscono sul comportamento) al fine di risolvere il problema presentato. È un approccio validato scientificamente.